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Il granulo pollinico è un’unità cellulare, costituita da uno strato di rivestimento e dal
citoplasma, contenente il nucleo e gli organuli, e da cui trae origine il tubetto pollinico
durante il processo di fecondazione dell’ovulo.
Ai fini del riconoscimento palinologico al microscopio, quello che è rilevante sono le
dimensioni, la polarità, la forma e le caratteristiche della superficie esterna del granulo,
in particolare la struttura della parete e le aperture.
Il termine architettura della parete pollinica è stato proposto da Walcker e Doyle (1976),
per includere tutti gli aspetti della morfologia della parete pollinica: la stratificazione,
la struttura e le sculturazioni.
Dimensioni: i granuli di polline hanno in media dimensioni intorno ai 30 μm, ma variano
dai 5 μm del Myosotis agli oltre 200 μm di alcune conifere.
| Diametro maggiore in μm |
Classi di dimensione |
Esempi |
| < 10 |
Molto
piccolo |
Myosotis alpestre |
| 10 –
20 |
Piccolo |
Parietaria
officinalis, Castanea sativa |
| 20 –
30 |
Medio-piccolo |
Quercus sp, Poa
pratensis |
| 30 –
40 |
Medio |
Alnus glutinosa |
| 40 –
50 |
Medio-grandi |
Fagus sylvatica |
| 50 –
100 |
Grandi |
Zea mays |
| > 100 |
Molto
grandi |
Conifere |
Forma: in genere la forma è sferoidale, fatte salve alcune forme particolari come quella
dei pollini di alcune conifere (Pinus, Cedrus, ecc.) dotati di due sacche aerifere.
È il rapporto tra asse polare e asse equatoriale che definisce la forma del granulo: se le
due lunghezze si equivalgono il granulo è sferico, se l’asse polare è più piccolo il
granulo è oblato, se è più grande il granulo si definisce prolato.
Polarità: il granulo è isopolare quando non c’è differenza tra faccia prossimale
(verso il centro della tetrade) e quella distale (all’opposto); è eteropolare se le
due facce sono differenti; apolare se non è riconoscibile alcuna polarità.
Struttura della parete: il citoplasma del granulo è avvolto, come tutte le cellule,
dal plasmalemma e, proseguendo verso l’esterno, dall’intina e dall’esina, che vengono
denominate nel loro insieme sporoderma.
L’intina ha una composizione simile alla parete cellulare delle cellule vegetali,
mentre l’esina è molto resistente in quanto costituita da un complesso di polimeri di
carotenoidi, chiamati "sporopollenine", che sono fra le sostanze più resistenti nel mondo
organico; questo spiega la conservazione del polline fossile anche per milioni di anni.
L’unico "nemico" delle sporopollenine è l’ossigeno, che ne provoca l’immediata corrosione
e distruzione.
L’esina a sua volta è costituita da 2 strati: uno piuttosto regolare, la nexina, a contatto
con l’intina, e la sexina che ha un aspetto variabile nei diversi taxa grazie alle strutture
presenti sulla sua superficie esterna. Queste strutture però non sono specifiche per ciascun
gruppo vegetale, ma possono essere presenti in diversi taxa e dunque da sole non consentono
il riconoscimento.
L’aspetto esterno della sexina si deve al fatto che spesso è composta da estroflessioni
bastoncellari, disposte radialmente sopra la nexina e che prendono il nome di columellae,
che, come colonnine, sorreggono un tectum che può essere perforato o sculturato. Se il
tectum è completo il granulo è tectato, o semitectato se ha delle interruzioni, oppure può
essere intectato se il tectum è assente.
Se il tectum è assente i bastoncelli vengono detti bacula, se sono cilindrici, ma possono
avere forme diverse (clavae, echinae, pila, gemmae).
A seconda del suo aspetto l’esina può essere: reticolata, striata, echinata, rugulata,
verrucata, baculata, gemmata, psilata, ecc.
Vi sono però altre strutture esiniche molto evidenti ad una prima osservazione: l’annulus
che è un ispessimento circolare attorno ad un poro, l’opercolo presente in alcuni pori,
il margo, un infittimento del reticolo superficiale esinico in prossimità dei colpi,
tipico ad esempio del genere Salix.
Aperture: corrispondono ai punti di uscita del tubetto pollinico e sono distinti in due tipi morfologici:
▪ pori di aspetto circolare o leggermente ellittico (il rapporto tra lunghezza e larghezza dell’apertura è < 2)
▪ colpi, lesioni allungate simili ad un solco con le estremità appuntite (il rapporto tra le due dimensioni è > 2)
A seconda delle aperture che presentano, i pollini vengono definiti come: inaperturati (se non hanno né pori né colpi), porati (quando hanno solamente pori), colpati (se presentano solo colpi) e colporati, se presentano aperture composte da un poro ed un colpo.
Anche la disposizione delle aperture può essere fondamentalmente di due tipi:
▪ lungo l’asse equatoriale (prefisso zono-)
▪ distribuiti su tutta la superficie del granulo (prefisso panto-).
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