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Aerobiologia

Monitoraggio aerobiologico

Allergia e pollinosi

Utilità

Tempo di tregua per gli allergici ai pollini

08/11/2018 - L‘autunno avanza e i pollini nell'aria sono sempre di meno. Con l’ultimo campionamento settimanale sono stati rilevati solo pochi granuli di: cupressacee, euforbiacee, graminacee, urticacee (parietaria), pinacee (cedro), composite (artemisia) e non si prevedono cambiamenti sostanziali nei prossimi giorni.

Siamo in nella fase di “tregua” per i pollinosici, che durerà fino a quando si farà consistente la pollinazione dei cipressi. A tale proposito segnaliamo che mediamente, il polline di cupressacee comincia a raggiungere valori medio/alti di concentrazione non prima della metà del mese di gennaio; nel 2010 e nel 2011, invece, si sono verificate due anticipazioni, perché registrammo concentrazioni elevate già prima della fine di dicembre.

Uno degli scopi del monitoraggio aerobiologico, se non il più importante, è proprio quello di controllare costantemente l’andamento delle fioriture e segnalare le variazioni di concentrazione dei differenti pollini allergenici, in modo che gli interessati possano “difendersi” nel miglior modo possibile.

Come si fa il monitoraggio aerobiologico di pollini e spore aerodisperse?

La metodologia standard (Norma UNI 11108:2004 - Qualità dell’aria, Metodo di campionamento e conteggio dei granuli pollinici e delle spore fungine aerodisperse) prevede che il monitoraggio dei pollini e delle spore aerodiffuse venga effettuato mediante campionatori volumetrici di tipo Hirst, chiamati anche “spore traps” o “pollen traps”. Essi vengono installati su tetti o terrazzi (liberi da ostacoli) ad un’altezza compresa tra 15 e 20 metri da terra. Questi apparecchi, grazie ad una pompa alimentata elettricamente, aspirano l’aria con un flusso predefinito (10 litri/min) che simula quello dei polmoni umani e la proiettano su di una superficie di raccolta, un nastro di plastica trasparente cosparso di una soluzione adesiva. L’aria aspirata passa attraverso una fessura e va ad impattare contro un nastro di plastica adeso ad un tamburo ruotante, posizionato in corrispondenza dell’apertura. Ogni settimana il nastro deve essere sostituito e il tamburo ricaricato, come un orologio. Le particelle contenute nell’aria vanno a depositarsi sul nastro che viene poi tagliato, montato su vetrini, colorato e osservato al microscopio ottico, che ne consente il riconoscimento (valutazione qualitativa) ed il conteggio (valutazione quantitativa). La colorazione con fucsina basica, favorisce l’identificazione dei diversi pollini, evidenziando le differenze di forma e delle caratteristiche morfologiche superficiali. Il numero di ciascun tipo di polline, determinato col metodo della strisciata continua con un ingrandimento totale di 400X, viene trasformato in concentrazione media giornaliera per metro cubo d’aria, utilizzando una formula matematica che tiene conto del diametro di campo del microscopio, dell’ingrandimento usato e del numero di righe esaminate.

Alla famiglia delle Pinaceae appartengono alberi sempreverdi (tranne qualche eccezione, come i larici) dalle tipiche foglie aghiformi. Parliamo quindi di pini (gen. Pinus), abeti (gen. Abies), pecci (gen, Picea), alberi molto familiari e noti a tutti, ma anche di cedri (Cedrus libani, Cedrus atlantica, Cedrus deodara), larici, tsughe, pseudotsughe, ecc. Per quanto riguarda la liberazione del polline, pini e abeti lo fanno in primavera, i cedri, invece, tra fine settembre e ottobre. Non si può parlare di fioritura, perché le gimnosperme, di cui sono parte le pinacee, non hanno il vero fiore tipico delle angiosperme, ma strutture denominate coni o strobili, maschili e femminili, all’interno dei quali si formano il polline e gli ovuli da cui si svilupperanno i semi. Quelle che comunemente chiamiamo pigne sono strobili femminili legnosi con dentro i semi.

La parietaria (P. officinalis, P. diffusa), che fa bella mostra di se sui muri di pietre, è, dal nostro punto di vista, l’esponente principale della famiglia delle Urticaceae. Il polline di parietaria, infatti, è rilevabile tutto l’anno e nel periodo tardo primaverile/estivo viene affiancato da quello di ortica (U. dioica, U. urens), che va ad incrementare le concentrazioni totali delle urticacee.

( Maria Corona – 9 novembre 2018)


 
   

 
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