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I principali inquinanti che si trovano
nell’aria possono essere divisi, schematicamente, in due
gruppi: gli inquinanti primari e quelli secondari. I primi
vengono emessi nell’atmosfera direttamente da sorgenti di
emissione antropogeniche o naturali, mentre gli altri si
formano in atmosfera in seguito a reazioni chimiche che
coinvolgono altre specie, primarie o secondarie.
Si descrivono di seguito le caratteristiche degli
inquinanti atmosferici misurati con il Laboratorio mobile.
La presenza in aria di biossido di zolfo (SO2) è da
ricondursi alla combustione di combustibili fossili
contenenti zolfo. Dal 1970 ad oggi la tecnologia ha reso
disponibili combustibili a basso tenore di zolfo, il cui
utilizzo è stato imposto dalla normativa. Le
concentrazioni di biossido di zolfo sono così rientrate
nei limiti legislativi previsti. In particolare in questi
ultimi anni grazie al passaggio al gas naturale le
concentrazioni si sono ulteriormente ridotte.
L’acido solfidrico o idrogeno solforato è un acido debole,
gas incolore a temperatura ambiente, si contraddistingue
per via del caratteristico odore di uova marce; la sua
formula chimica è H2S. In natura l’acido solfidrico si
forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo
da parte dei batteri, si trova pertanto nei gas di palude
nel petrolio greggio e nel gas naturale oppure può avere
un origine geotermale. L’acido solfidrico è considerato un
veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi
sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il
nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo
sgradevole odore e può causare incoscienza nell’arco di
pochissimi minuti. Un esposizione a bassi livelli produce
un’irritazione agli occhi ed alla gola, tosse,
accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie
respiratorie.
Soglia odori molesti: 7 µg/m3*
Valori previsti dal DPR 322/71 da non superare come media
giornaliera: 40 µg/m3
Soglia da non superare come media giornaliera: 150 µg/m3*
*Come indicato dall’ OMS nella “ Air Quality Guidline for
Europe ” 2end Edition.
Il monossido di carbonio (CO) ha origine da processi di
combustione incompleta di composti contenenti carbonio. È
un gas la cui origine, soprattutto nelle aree urbane, è da
ricondursi prevalentemente al traffico veicolare ,
soprattutto ai veicoli a benzina. Le emissioni di CO dai
veicoli sono maggiori in fase decelerazione e di traffico
congestionato. Le sue concentrazione sono strettamente
legate ai flussi di traffico locali, e gli andamenti
giornalieri rispecchiano quelli del traffico, raggiungendo
i massimi valori in concomitanza delle ore di punta a
inizio e fine giornata, soprattutto nei giorni feriali.
Durante le ore centrali della giornata i valori tendono a
calare, grazie anche ad una migliore capacità dispersiva
dell’atmosfera.
Gli ossidi di azoto (NO e NO2) vengono emessi direttamente
in atmosfera a seguito di tutti i processi di combustione
ad alta temperatura (impianti di riscaldamento, motori dei
veicoli, combustioni industriali, centrali di potenza,
ecc.), per ossidazione dell’azoto atmosferico e, solo in
piccola parte, per l’ossidazione dei composti dell’azoto
contenuti nei combustibili utilizzati. Nel caso del
traffico veicolare, le quantità più elevate di questi
inquinanti si rilevano quando i veicoli sono a regime di
marcia sostenuta e in fase di accelerazione, poiché la
produzione di NOx aumenta all’aumentare del rapporto
aria/combustibile, cioè quando è maggiore la disponibilità
di ossigeno per la combustione. All’emissione, gran parte
degli ossidi di azoto è in forma di NO, con un rapporto
NO/NO2 decisamente a favore del primo. Si stima che il
contenuto di NO2 nelle emissioni sia tra il 5-10% del
totale degli ossidi di azoto. Il monossido di azoto non è
soggetto a normativa, in quanto, alle concentrazioni
tipiche misurate in aria ambiente, non provoca effetti
dannosi sulla salute e sull’ambiente. Se ne misurano
comunque i livelli in quanto, attraverso la sua
ossidazione in NO2 e la sua partecipazione ad altri
processi fotochimici, contribuisce alla produzione di O3
troposferico. Per il biossido di azoto sono invece
previsti valori limite, riassunti in Tabella 2.
L’ozono (O3) è un inquinante secondario, che non ha
sorgenti emissive dirette di rilievo. La sua formazione
avviene in seguito a reazioni chimiche in atmosfera tra i
suoi precursori (soprattutto ossidi di azoto e composti
organici volatili), reazioni che avvengono in presenza di
alte temperature e forte irraggiamento solare e che
causano la formazione di un insieme i diversi composti,
tra i quali, oltre all’ozono, si trovano nitrati e solfati
(costituenti del particolato fine), perossiacetilnitrato
(PAN), acido nitrico e altro ancora, che nell’insieme
costituiscono il tipico inquinamento estivo detto smog
fotochimico. A differenza degli inquinanti primari, le cui
concentrazioni dipendono direttamente dalle quantità dello
stesso inquinante emesse dalle sorgenti presenti
nell’area, la formazione di ozono è quindi più complessa.
La chimica dell’ozono ha come punto di partenza la
presenza di ossidi di azoto, che vengono emessi in grandi
quantità nelle aree urbane. Sotto l’effetto della
radiazione solare (rappresentata di seguito con hυ), la
formazione di ozono avviene in conseguenza della fotolisi
del biossido di azoto:
NO2 + hυ -> NO + O* (1)
L’ossigeno atomico, O*, reagisce rapidamente con
l’ossigeno molecolare dell’aria, in presenza di una terza
molecola che non entra nella reazione vera e propria ma
assorbe l’eccesso di energia vibrazionale e pertanto
stabilizza la molecola di ozono che si è formata:
O* + O2 + M -> O3 + M (2)
Una volta generato, l’ozono reagisce con l’NO, e rigenera
NO2:
NO + O3 -> NO2 + O2 (3)
Le tre reazioni descritte formano un ciclo chiuso che, da
solo, non sarebbe sufficiente a causare gli alti livelli
di ozono che possono essere misurati in condizioni
favorevoli alla formazione di smog fotochimico. La
presenza di altri inquinanti, quali ad esempio gli
idrocarburi, fornisce una diversa via di ossidazione del
monossido di azoto, che provoca una produzione di NO2
senza consumare ozono, di fatto spostando l’equilibrio del
ciclo visto sopra e consentendo l’accumulo dell’O3. Le
concentrazioni di ozono raggiungono i valori più elevati
nelle ore pomeridiane delle giornate estive soleggiate.
Inoltre, dato che l’ozono si forma durante il trasporto
delle masse d’aria contenenti i suoi precursori, messi
soprattutto nelle aree urbane, la concentrazioni più alte
si osservano soprattutto nelle zone extraurbane sottovento
rispetto ai centri urbani principali. Nelle città,
inoltre, la presenza di NO tende a far calare le
concentrazioni di ozono, soprattutto in vicinanza di
strade con alti volumi di traffico.
Il particolato atmosferico aereodisperso è costituito da
una miscela di particelle solide e liquide, di diverse
caratteristiche chimico-fisiche e diverse dimensioni. Esse
possono essere di origine primaria, cioè emesse
direttamente in atmosfera da processi naturali o
antropici, o secondaria, cioè formate in atmosfera a
seguito di reazioni chimiche e di origine prevalentemente
umana. Le principali sorgenti naturali sono erosione e
risollevamento del suolo, incendi, pollini, spray marino,
eruzioni vulcaniche; le sorgenti antropiche si riconducono
principalmente a processi di combustione (traffico
veicolare, uso di combustibili, emissioni industriali).
L’insieme delle particelle sospese in atmosfera è chiamato
PTS (Polveri Totali Sospese). Al fin di valutare l’impatto
del particolato sulla salute umana si possono distinguere
una frazione in grado di penetrare nelle prime vie
respiratorie (naso, faringe, laringe) e una frazione in
grado di giungere fino alle parti inferiori dell’apparato
respiratorio trachea, bronchi, alveoli polmonari). La
prima corrisponde a particelle con diametro aerodinamico
inferiore a 10 µm (PM10), la seconda a particelle con
diametro aerodinamico inferiore a 2.5 µm (PM2.5).
Attualmente la legislazione europea e nazionale ha
definito valori limite sulle concentrazioni giornaliere e
sulle medie annuali per il solo PM10, mentre per il PM2.5
la comunità europea in collaborazione con gli enti
nazionali sta effettuando le necessarie valutazioni.
Nella tabella 1 sono riassunte, per ciascuno dei
principali inquinanti atmosferici, le principali sorgenti
di emissione.
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Inquinante |
Principali sorgenti |
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Biossido di Zolfo (SO2)* |
Impianti di riscaldamento, centrali di potenza
(combustione di prodotti organici di origine
fossile,contenenti zolfo) |
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Biossido di Azoto (NO2)** |
Impianti di riscaldamento, traffico autoveicolare (in
particolare quello pesante), centrali di potenza,
attività industriali (processi di combustione per la
sintesi dell’ossigeno e dell’azoto atmosferici) |
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Monossido di Carbonio (CO)* |
Traffico auto veicolare (processi di combustione
incompleta dei combustibili fossili) |
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Ozono (O3)** |
Inquinante di origine fotochimica che si forma
principalmente in presenza di ossidi di azoto |
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Particolato Fine (PM10)*/** |
Insieme di particelle con diametro aerodinamico
inferiore ai 10 µm, provenienti principalmente da
processi di combustione |
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Metano (CH4)* |
Traffico auto veicolare (processi di combustione
incompleta dei combustibili fossili) |
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Idrocarburi non Metanici (NMHC)* |
Traffico auto veicolare (processi di combustione
incompleta dei combustibili fossili) |
* = Inquinante Primario = Inquinante generato da emissioni dirette in atmosfera
dovute a fonti naturali e/o antropogeniche;
** = Inquinante Secondario = Inquinante prodotto in atmosfera attraverso
reazioni chimiche
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